La storia del mondo

Il vento porta un suono lieve di cetra ed un allegro scampanellio... Si presenta non invitato alla festa dell'Imperatore un menestrello che, con fare compito eppur spavaldo, si fa largo tra i domestici inchinandosi all'Imperatore ed ai suoi commensali...

...Per pochi denari lasciate che canti
Di popoli antichi, di affanni ed amori infranti...
Di chi prima di noi, qui visse e morì,
In virtù di un'idea il suo sangue offrì
Lasciate che narri e che riporti alla mente,
L'ancestrale ricordo di un'Era splendente,
Di guerre giuste, di battaglie perse oppure vinte,
Di gesta eroiche di Cavalieri e Paladini,
Dalle trame dell'Amara Morte spezzate ed avvinte...
Ricordi del falso onore di chi la Fede perdette
Ed alla bramosia del Dio Oro ed al peccato cedette...
L'anima ormai scura e turpe senza remore vendette,
Bruciando sul rogo santi ed innocenti
La cui giusta via li portò a perire, senza ripensamenti...
Urlando al cielo impietoso il dolore e l'amaro sentire
Del vile tradimento che li portava a morire...
Fanciulle e dame caddero per mani infami,
Sangue virgineo versato su turpi talami
Candide colombe, da avvizzite mani piegate
Rapite, stuprate, nel fior degli anni dalla Morte falciate...
Non Neri Elfi, Masnadieri ed Orchi
Si macchiarano di tale onta,
Furono i giusti, ma dentro ben sporchi
A deturpare le loro carni, almeno così si racconta...
I saggi Elfi abbandonarono gli uomini col loro fardello,
Lasciando perire chi un tempo chiamarono fratello,
La lezione si impara attraverso il dolore,
Poichè a renderli assennati non bastò l'amore...
Era antica che perse la sua Luce Cristallina
Lasciando chiunque in balia dell'impietosa Ira Divina
Pregando per la venuta di Angeli Vendicatori,
Incitandoli a stroncare la vita dei laidi impostori...
Con spada ed egida di fiamma, Per ridare speranza ,son giunti
A chi implorava giustizia per i propri congiunti...

Una lacrima invisibile solca il volto del bardo, una maschera ne nasconde i tratti...

Che le mie rime non vi siano venute a noia,
Belle dame e potenti cavalieri,
Si blatera del tempo andato che oramai si chiama "ieri"...
Da me non avrete condanna o redenzione,
Non sono il vostro boia, nè altro di cui non farò menzione
Le mie sono parole di un cantastorie
Di un vagabondo che ha veduto guerre e glorie ...
Godetevi il Mondo che ora vi appartiene,
Che il mio monito sia per voi il più grande bene...
Non incappate negli errori dei Vostri Avi...
Siate più accorti, umani e savi...

Il volto degli astanti è fisso sul bardo, un alone di mistero e di timore reverenziale coglie l'Imperatore ed i suoi ospiti...
Una folata di vento improvvisa schiude una finestra del maniero, facendo gonfiare i drappeggi come vele cremisi, proiettate verso un immaginario orizzonte.
Il menestrello, tra lo stuporegenerale, svanisce in un cupo squittir di campanelli....
 
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